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Settembre 2026

Manifattura Additiva

Standard e certificazione per l'industria

a cura di
Benedetta Oneda, OMECO
Igor Giroletti, OMECO

All’indomani dalla 14a edizione di RM Forum-The AM Event, il convegno e fiera di riferimento in Italia dedicato all’Additive Manufacturing, Benedetta Oneda e Igor Giroletti – rispettivamente Material & CT Specialist e Senior Metallurgist di OMECO, il laboratorio di ICIM Group che vanta competenze distintive per l’analisi e la validazione di materiali e prodotti realizzati mediante manifattura additiva – ci raccontano, in questo articolo, perché sia ormai improrogabile diffondere un nuovo e più corretto approccio all’Additive Manufacturing, troppo spesso ancora associato alla sola prototipazione rapida.

I vantaggi della Manifattura Additiva sono ormai ampiamente riconosciuti. La possibilità di realizzare un componente attraverso la deposizione successiva di materiale consente infatti di ripensare il processo di progettazione e produzione, offrendo livelli di libertà progettuale difficilmente raggiungibili con molte tecnologie manifatturiere tradizionali. Geometrie complesse, strutture reticolari e lattice, ottimizzazione topologica, personalizzazione del prodotto e un utilizzo più efficiente del materiale sono solo alcuni degli elementi che hanno favorito la diffusione delle tecnologie additive. La Manifattura Additiva viene oggi utilizzata, con modalità e livelli di maturità differenti, in numerosi settori: dall’aerospazio alla difesa, dal biomedicale all’automotive, fino all’energia e più in generale in contesti ad alto valore aggiunto caratterizzati da elevati requisiti prestazionali.

La crescente industrializzazione della Manifattura Additiva, tuttavia, porta con sé anche nuove esigenze. La qualità e le prestazioni del componente non dipendono esclusivamente dalla geometria progettata, ma sono il risultato dell’interazione tra numerose variabili che riguardano il materiale, il sistema produttivo, i parametri di processo, l’ambiente di produzione, le operazioni di post-processing e i controlli effettuati sul prodotto finale. Ripetibilità del processo, controllo della qualità, costi dei materiali e necessità di post-processing rappresentano quindi ancora oggi elementi importanti da considerare nell’impiego della Manifattura Additiva per produzioni industriali. È proprio in questo passaggio, dalla tecnologia al processo industriale, che assumono un’importanza crescente la standardizzazione, la qualificazione e la valutazione della conformità.

Il quadro della normazione sulla Manifattura Additiva si è progressivamente ampliato e oggi comprende attività sviluppate a livello internazionale, europeo e nazionale. A livello internazionale, riferimenti fondamentali sono rappresentati da ISO/TC 261 e ASTM International che hanno sviluppato un’importante attività di standardizzazione attraverso il proprio ecosistema dedicato alla produzione additiva. In ambito europeo, le attività di normazione sono coordinate attraverso il CEN/TC 438 -Additive Manufacturing. Mentre, in Italia, un ruolo importante è svolto da UNI/CT 529 – Additive Manufacturing, istituito nell’ambito di UNINFO, che costituisce il riferimento nazionale per la partecipazione alle attività di normazione relative alla manifattura additiva. La commissione si interfaccia con le attività europee e internazionali, contribuendo al confronto tecnico che porta allo sviluppo degli standard nel settore. Le attività della UNI/CT 529 sono quindi un esempio concreto di come la normazione nazionale sia collegata ai lavori sviluppati in sede CEN e ISO.

Il riferimento di base per terminologia e concetti fondamentali è la ISO/ASTM 52900, che definisce i termini utilizzati nella tecnologia della produzione additiva e fornisce una base comune per descrivere e classificare il settore. Accanto alla terminologia, negli ultimi anni si sono sviluppati standard sempre più specifici per affrontare gli aspetti legati alla qualificazione e al controllo della produzione. Un riferimento particolarmente significativo è la ISO/ASTM 52920, che definisce principi di qualificazione e requisiti per i processi e i siti produttivi di manifattura additiva industriale. La norma considera i processi rilevanti per la Manifattura Additiva e le caratteristiche che devono essere controllate lungo le diverse attività del sistema produttivo, introducendo misure di assicurazione della qualità specifiche per la manifattura additiva.

Il quadro normativo mostra quindi un’evoluzione significativa, che risulta particolarmente evidente, ad esempio, nei settori aeronautico, spaziale e della difesa, nei quali la possibilità di sfruttare i vantaggi della Manifattura Additiva si accompagna alla necessità di garantire elevati livelli di affidabilità e tracciabilità. L’alleggerimento strutturale, la possibilità di realizzare componenti altamente ottimizzati, la produzione di piccoli lotti e la crescente attenzione alla resilienza della supply chain sono alcuni dei fattori che rendono la produzione additiva particolarmente interessante per questi comparti. Allo stesso tempo, però, la criticità delle applicazioni rende necessario disporre di processi di qualificazione e verifica adeguati al livello di rischio associato al componente.

Un esempio significativo nel settore spaziale è rappresentato dallo standard ECSS-Q-ST-70-80C, che definisce requisiti per il processo e per l’assicurazione della qualità delle tecnologie di powder bed fusion di materiali metallici destinate alle applicazioni spaziali. Il documento individua diverse fasi da seguire nella definizione, verifica e produzione dei componenti e comprende requisiti relativi anche al personale, alle apparecchiature e alle strutture produttive. Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla recente Strategic Guide to Certification of Additively Manufactured Parts in Defence Applications, pubblicata nel 2026 dall’ASTM International Additive Manufacturing Center of Excellence nell’ambito della collaborazione con il Ministry of Defence britannico e del progetto TAMPA. La guida propone un approccio basato sulla criticità del componente, collegando il livello di evidenza necessario per la qualificazione e la certificazione alle conseguenze associate a un eventuale cedimento del componente. È importante sottolineare che il documento si configura come una guida strategica e non come una nuova norma o un regolamento: il suo obiettivo è fornire un riferimento comune e orientare l’utilizzo di standard e buone pratiche già esistenti.

La disponibilità di standard e linee guida rappresenta tuttavia solo uno degli elementi necessari per l’industrializzazione della Manifattura Additiva. Per trasformare i requisiti normativi in evidenze oggettive è necessario disporre di competenze, infrastrutture e metodologie di prova in grado di caratterizzare il materiale, verificare il processo e valutare il componente prodotto. È proprio in questa prospettiva che si inserisce la collaborazione tra ICIM Group e CIM – Competenze per l’Industria e la Manifattura, finalizzata a sviluppare ed erogare alle aziende servizi ad alto valore aggiunto nel campo delle tecnologie avanzate, della formazione, della qualificazione e certificazione delle competenze, del testing, della validazione e qualificazione di prodotti e processi e delle valutazioni di conformità.

All’interno di questo percorso, anche le attività di laboratorio assumono un ruolo centrale. L’ingegnerizzazione e la produzione di un componente AM dipendono infatti da numerose variabili e possono richiedere attività sperimentali finalizzate a verificare diverse configurazioni progettuali e produttive. Il testing permette di trasformare le ipotesi progettuali in evidenze misurabili, supportando le attività di validazione e contribuendo all’individuazione della configurazione più idonea in funzione delle prestazioni richieste. Un interessante esempio è stato presentato da Benedetta Oneda a RM-Forum con riferimento alla validazione comparativa di viti impiantabili LPBF in lega di titanio. Sviluppato con CNR-ICMATE, il caso di studio ha evidenziato l’importanza del testing per la validazione dei processi di Manifattura Additiva di fabbricazione di viti biomedicali impiantabili in lega di titanio stampate tramite LPBF, caratterizzate da differenti composizioni di lega e geometrie lattice del perno: attraverso indagini tomografiche, prove meccaniche e analisi microstrutturali sono state confrontate le diverse configurazioni per individuare la soluzione più idonea in termini di prestazioni e affidabilità.

L’era dell’Additive Manufacturing è tutta in divenire: il percorso di maturazione della tecnologia non si conclude con la definizione degli standard oggi disponibili, ma prosegue di pari passo con l’evoluzione dei processi e delle possibilità di controllo. Monitoraggio in situ, tracciabilità digitale, intelligenza artificiale e simulazione numerica stanno aprendo nuove prospettive per il controllo della qualità e per le attività di qualificazione. L’evoluzione delle tecnologie di stampa continuerà così ad ampliare le possibilità progettuali e produttive, ma la loro piena maturità industriale dipenderà anche dalla capacità di qualificare e verificare ciò che viene prodotto. In questo contesto, la normazione rappresenta quindi non un vincolo all’innovazione, ma uno degli strumenti attraverso cui trasformare il potenziale della Manifattura Additiva in applicazioni industriali affidabili e qualificabili.