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Luglio – Agosto 2026

Digital Product Passport

Tra implicazioni operative e opportunità

a cura di Rida Mousawi, ICIM Group

Il conto alla rovescia per il Digital Product Passport (DPP) è già iniziato e, per le imprese della meccanica varia, è il momento di agire: chi si adeguerà per tempo ai nuovi standard normativi trasformerà un obbligo europeo in un vantaggio competitivo concreto.

Il quadro di priorità definito con il Regolamento (UE) 2024/1781, noto come ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation – e successivo ESPR Working Plan 2025-2030 assegna le prime applicazioni a ferro, acciaio e alluminio. Per chi opera in queste filiere, capire oggi come funziona il DPP significa avere il tempo per prepararsi, invece di rincorrere gli obblighi quando saranno già vigenti.

MA COS’È, DI PRECISO, IL DIGITAL PRODUCT PASSPORT?

È un insieme organizzato di informazioni relative a un prodotto, accessibile tramite un supporto dati digitale. Il DPP, in buona sostanza, è un mezzo di identificazione automatica, leggibile da dispositivo, collegato a un identificativo univoco di prodotto, che raccoglie le specifiche di prodotto come caratteristiche tecniche, origine, conformità, tracciabilità, indicazioni per manutenzione e riparabilità.

L’obiettivo principale che sottende l’introduzione del DPP è quello di aumentare la trasparenza delle informazioni di prodotto lungo tutta la filiera. Dalle autorità di vigilanza ai clienti finali, passando per gli operatori, il DPP rappresenta una base informativa solida a favore di decisioni. Con evidenti ricadute virtuose a supporto dell’economia circolare.

Il DPP è infatti uno dei pilastri del Regolamento ESPR, che introduce requisiti di progettazione ecocompatibile per specifiche categorie di prodotto. È lo stesso Regolamento a stabilire quali categorie saranno soggette all’obbligo del DPP, individuate in base ai benefici attesi in termini di circolarità e sostenibilità.

RIFERIMENTI NORMATIVI, CATEGORIE DI PRODOTTO COINVOLTE E TEMPISTICHE DI APPLICAZIONE

Il principale riferimento normativo per il DPP è il Regolamento ESPR, ma per il completamento del quadro normativo si attendono i requisiti specifici per le diverse categorie di prodotto che saranno disposti con gli atti delegati di prossima pubblicazione.
A supporto dell’attuazione, la Commissione gestirà un registro europeo e un portale web, che rispettivamente consentiranno la gestione degli identificativi univoci di prodotto e di consultare i dati dei DPP nel rispetto dei diritti di accesso previsti.
Sul fronte tecnico, il Comitato Europeo di Normazione (CEN) ha già elaborato otto standard dedicati al DPP: non sono obbligatori in automatico, ma il loro utilizzo può facilitare il raggiungimento della conformità ai requisiti coperti dall’ESPR e dagli atti delegati.

Tra i settori prioritari individuati dal Working Plan ESPR figurano tessili e abbigliamento, mobili, pneumatici, materassi, ferro, acciaio e alluminio. Per questi ultimi due, la pubblicazione degli atti delegati è attesa rispettivamente nel 2026 e nel 2027. Per la meccanica varia si tratta di una tempistica da monitorare con attenzione: le imprese che si approvvigionano di questi materiali potrebbero doversi confrontare con i primi requisiti di tracciabilità e digitalizzazione dei dati di prodotto prima di quanto si immagini.

A guidare le tempistiche di applicazione è il Working Plan ESPR, il documento con cui la Commissione Europea ha fissato ad aprile 2025 le priorità di applicazione, i requisiti generali attesi e l’anno di adozione dei rispettivi atti delegati (confronta tabella).
Una volta pubblicato un atto delegato, i tempi sono definiti con precisione: l’entrata in vigore avviene entro due mesi dalla pubblicazione, mentre l’applicazione effettiva non decorre prima di 18 mesi dall’entrata in vigore.

RESPONSABILITÀ E SOGGETTI COINVOLTI

La responsabilità principale del DPP ricade sull’operatore economico che immette il prodotto sul mercato o lo mette in servizio, ovvero il fabbricante o l’importatore per i prodotti provenienti da Paesi extra-UE. È un aspetto rilevante per le imprese della meccanica che lavorano su commessa o assemblano componenti di provenienza internazionale: la responsabilità del passaporto segue il prodotto fino alla sua fine vita, non si esaurisce a monte della filiera o alla sua immissione sul mercato europeo.

Attorno all’operatore economico responsabile ruota una rete più ampia di soggetti: clienti, fornitori, riparatori, riciclatori, fornitori di servizi DPP, organismi di valutazione della conformità, autorità di vigilanza del mercato, autorità doganali e la stessa Commissione europea.

IMPLICAZIONI PER LE IMPRESE

L’adozione del DPP si traduce in un cambiamento molto concreto nella gestione dei dati, che sempre di più si qualificano come asset di interesse strategico. Le disposizioni normative impongono la raccolta, l’organizzazione e l’accessibilità digitale delle informazioni di prodotto. Per le PMI della meccanica, questo significherà investire su competenze e strumenti nuovi: sistemi informativi in grado di dialogare con quelli di clienti e fornitori, personale formato a gestire questi flussi di dati e la revisione dei processi di raccolta delle informazioni lungo la produzione.

Un punto di partenza concreto è rappresentato dagli standard tecnici, in corso di sviluppo sui tavoli del CEN e anche questi di rilascio imminente (le prime pubblicazioni risalgono allo scorso 27 maggio 2026). Anche se non di carattere cogente, questi standard rappresentano un riferimento strutturato per capire come organizzare i dati e quali strumenti digitali adottare. Una linea guida autorevole che consente di giocare d’anticipo in attesa degli atti delegati.

OPPORTUNITÀ E RISCHI: LE DUE FACCE DELLE NOVITÀ

Il DPP rappresenta un nuovo obbligo normativo a cui le aziende dovranno adeguarsi. Volendo guardare al cambiamento con ottimismo e soffermarsi prima sulle opportunità che ne potrebbero derivare, il tempismo nel recepimento delle regole di mercato rappresenta un elemento distintivo e di posizionamento.
Oltre ad un carattere di riconoscibilità, tra le ricadute attese dall’introduzione del DPP c’è poi un tema di opportunità di business più ampio legato alla riparazione, al ricondizionamento, al riuso e al riciclo: il DPP può facilitare lo sviluppo di modelli circolari e il mercato dei materiali secondari, aree in cui la meccanica ha già competenze consolidate su cui costruire.
Non va sottovalutato, infine, il beneficio interno: un sistema di dati strutturato aiuta a tracciare materiali e componenti lungo la catena del valore, migliora l’efficienza nell’uso delle risorse e semplifica la gestione della documentazione richiesta dalle autorità competenti, riducendo tempi ed errori legati alla burocrazia.
Il rovescio della medaglia riguarda i rischi di non conformità. Il regolamento ESPR dispone che le sanzioni, di competenza dei singoli Stati membri, dovranno essere effettive, proporzionate e dissuasive. In caso di violazioni, l’autorità di vigilanza del mercato può richiedere all’operatore economico di adottare misure che possono arrivare a vietare o limitare la messa a disposizione del prodotto sul mercato, disporne il ritiro o il richiamo.
Ulteriori dettagli su questo fronte saranno disponibili con la pubblicazione degli atti delegati, che completeranno il meccanismo sanzionatorio previsto dal regolamento ESPR. Per le imprese, il messaggio di fondo resta lo stesso: prepararsi in anticipo non è solo un modo per cogliere opportunità, ma anche per non trovarsi impreparate quando i controlli inizieranno.

CONCLUSIONI

In questo contesto di attuazione del DPP in una fase avanzata, con un quadro normativo generale già definito dal Regolamento (UE) 2024/1781, e gli atti delegati in completamento, il ruolo di associazioni di categoria come ANIMA Confindustria e di organismi tecnici come ICIM Group diventa cruciale.
Nel suo ruolo di partner dell’ecosistema manufatturiero, ICIM Group continuerà a mantenere un presidio attivo sul Digital Product Passport per accompagnare le imprese nel percorso di adeguamento tecnico e, quando richiesta, nella verifica di conformità.