a cura di
Stefano Tarlon, consulente in ambito Transizione Verde, Strategie ESG, gestione dell’energia, gestione della salute e sicurezza
Marco Cibien, ICIM Consulting
Lo scorso aprile ISO[1] ha aggiornato la norma ISO 14001 che definisce i requisiti per il proprio sistema di gestione ambientale (EMS – Environmental Management System). Tra le norme di sistema di gestione MSS(s) – Management System Standard(s)) la ISO 14001 è seconda per popolarità, rilevanza e diffusione dopo, ovviamente, alla ISO 9001 sul sistema di gestione per la qualità (QMS – Quality Management System).
Se è vero che molti numeri corroborano tale tesi, è pur vero che ci sono aspetti che rendono l’EMS un precursore nell’ambito di tali norme. Un ruolo che vale la pena di riscoprire e rivalorizzare. E non potrebbe esserci momento migliore di adesso: con la nuova, quarta edizione della norma fresca di pubblicazione che, anche questa volta, non tradirà le attese.
GESTIONE AMBIENTALE: PASSATO, PRESENTE E FUTURO
Abbiamo esordito asserendo che l’EMS è stato spesso portatore di novità nel variegato ambito dei sistemi di gestione di matrice ISO. Proviamo nel seguito a darvi qualche indizio in materia:
- la prima edizione della ISO 14001 (agosto 1996) arrivò a quasi un decennio dalla corrispettiva della ISO 9001 (marzo 1987), ma in essa si trovavano già i primi chiari indizi del celebre “approccio per processi” (process approach) che avrebbe caratterizzato la fortunatissima serie Vision 2000[2] e tutti gli altri sistemi di gestione da lì in poi;
- la seconda edizione (2004) introdusse il concetto di compliance a fianco di quello consolidato di conformità (conformity), evidenziando l’importanza di considerare non solo le prescrizioni legali applicabili, ma anche l’insieme degli altri obblighi che l’organizzazione ha deciso di sottoscrivere, aprendo così la propria accountability a nuovi ambiti che, nel tempo, si sono rivelati essere sempre più rilevanti e strategici;
- la terza edizione (2015) “bruciò sul tempo” proprio la ISO 9001:2015 come prima norma tra le “big three“[3] a implementare la cosiddetta struttura comune di alto livello (HLS – High Level Structure)[4] per i sistemi di gestione ISO, fornendo tra l’altro una formulazione dei risultati attesi del sistema e una interpretazione della gestione del rischio (punto 6.1) paradigmatiche, al punto da essere adottate successivamente da numerosi altri ISO MSSs, a partire dalla ISO 45001 (OHMS – Occupational Health & Safety Management System)[5].
E oggi, invece, cosa rappresentano la gestione ambientale (come disciplina gestionale) e l’EMS?
Come recentemente affermato da ISO[6], la prima non può più essere vista come un qualcosa di laterale al core business aziendale, quanto piuttosto una sua componente chiave nella prospettiva di rispondere alle crescenti pressioni da parte del legislatore, alle richieste dei vari attori delle catene del valore ed ecosistemi di appartenenza, ai desiderata dei propri clienti e della società in senso lato. In questa prospettiva, l’EMS è la “pietra angolare”, su cui (continuare a) costruire la propria strategia in riferimento al primo – storico e fattuale – pilastro del paradigma ESG: l’ambito ambientale.
E infine: cosa è lecito attendersi per il futuro, a partire dalla nuova edizione della ISO 14001?
Anche in questo caso prendiamo a presto le parole di ISO, secondo le quali l’EMS non viene modificato nel suo fine ultimo (purpose) ma viene affinato, in risposta a un contesto sempre più sfidante, a nuovi scenari di rischio e aspetti ambientali da affrontare, alla crescente fame di dati e prestazioni. In tal senso, l’EMS è destinato a essere, ancor più di prima, il framework attorno al quale integrare gli strumenti offerti della serie di norme ISO 14000. Un ecosistema tecnico-normativo in costante evoluzione e che fornisce una indispensabile “cassetta degli attrezzi” (toolbox) per rispondere in maniera strutturata alle nuove esigenze e aspettative. Il Prospetto 1 fornisce alcuni esempi in materia.
Prospetto 1 – La serie ISO 14000: il toolbox per una gestione ambientale integrata (elenco non esaustivo)
ISO 14001:2026: LE PRINCIPALI NOVITÀ
La ISO 14001:2026 rappresenta la prima revisione tecnica sostanziale dal 2015 e incorpora l’aggiornamento Amd1:2024 sul cambiamento climatico (climate change)[7]. La revisione risponde a 3 intenti strategici convergenti:
- l’evoluzione delle aspettative degli stakeholder in materia di doppia materialità (double materiality) ossia la capacità dell’organizzazione di riconoscere sia l’impatto sull’ambiente derivante dalle proprie attività (logica inside-out) sia gli impatti delle condizioni ambientali sul proprio business (logica outside-in; cfr. Figura 1);
- l’allineamento strutturale alla già citata HS;
- il rafforzamento della prospettiva del ciclo di vita (life cycle perspective) e l’integrazione sistematica degli aspetti ambientali nella governance e nei processi decisionali strategici.
Figura 1 – Il concetto di doppia materialità
Per un’organizzazione già certificata ISO 14001:2015, la revisione non impone una rifondazione del sistema, quanto piuttosto un’opportunità di ricalibrazione metodologica su 3 direttrici:
- ampliamento del concetto di aspetto ambientale fino a includere esplicitamente: inquinamento, biodiversità, salute degli ecosistemi, cambiamento climatico, disponibilità di risorse naturali (cfr. punto 4.1 e A.4.1);
- irrobustimento della prospettiva di ciclo di vita nel controllo operativo e nella gestione dei fornitori (cfr. punti 4.3 e 8.1);
- piena integrazione della gestione ambientale nei processi di business e della governance complessiva dell’organizzazione, con accountability esplicitamente attribuita al top management (cfr. punti 5.1 e A.5.1).
Direttrici che ci riportano a quella necessità/opportunità di integrare, con le giuste misura e gradualità, gli strumenti del toolbox citato in precedenza, a partire da studi di LCA (Life Cycle Assessment) e strumenti carbon management e carbon neutrality[8], dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD–Environmental Product Declaration), crediti di carbonio (carbon credits), ma anche con un occhio alle nuove frontiere della water footprint, dell’adattamento al cambiamento climatico, alla continua evoluzione delle dichiarazioni ambientali (green claims).
Altre modifiche puntuali, sempre in coerenza con quanto sopra delineato riguardano:
- una ristrutturazione del punto 6.1, con l’inserimento di un nuovo sotto-punto (6.1.4) sulla gestione di rischi e opportunità che, pur non modificando la peculiare natura della pianificazione risk-based del EMS, ne rende ancor più chiari i requisiti in termini di processo, compreso il legame intrinseco con gli aspetti ambientali e gli obblighi di compliance applicabili;
- l’inserimento del punto 6.3 sulla gestione delle modifiche, una più chiara strutturazione del punto 9.3 (riesame di direzione) e un riallineamento del punto 10 (miglioramento), in conseguenza di quanto specificato al precedente punto elenco ii;
- una più chiara formulazione delle informazioni documentate associate agli audit interni (punto 9.2);
- un’Appendice A (guida applicativa) più estesa e rilevante, in analogia a quanto avverrà con la futura ISO 9001:2026.
In definitiva, l’EMS rimane ancorato ai concetti introdotti con HLS e ulteriormente affinati con la HS (e.g. analisi del contesto, leadership, risk-based approach/thinking), ma rinsalda le sue peculiarità e affina un insieme mirato di aspetti per una più chiara definizione delle priorità, per accrescere coerenza e allineamento, per assicurare un maggiore controllo sui risultati attesi. E, se si guarda alla potenziale rilevanza strategica e profondità tecnica degli aspetti sopra elencati, per certo non è poca cosa.
CONCLUSIONI
A distanza di oltre un decennio la ISO 14001:2026 è la prima delle big three ad aggiornarsi, “battendo per distacco” la nuova ISO 9001, attesa per il prossimo autunno.
La nuova edizione si presenta dichiaratamente come una evoluzione, non una rivoluzione. Ciò suona rassicurante, ma sottende una sfida ben precisa e da non trascurare: confermare la rilevanza dell’EMS nella sempre più ampia offerta in materia di ISO MSSs e, soprattutto, ribadire con forza il suo ruolo chiave per il radicamento del paradigma ESG nelle strategie aziendali, proponendosi come vero e proprio strumento di governance e competitività.
[1] La ISO 14001 ricade sotto la competenza del Comitato Tecnico ISO/TC 207, Environmental management e, più nello specifico, del Sotto-Comitato SC1, Environmental management systems. Per maggiori informazioni:
https://www.isotc207.org/
https://www.isotc207.org/subcommittees-iso/tc-207/sc-1
[2] Si tratta della serie di norme sulla gestione per la qualità, ossia la serie ISO 9000, pubblicata nel dicembre del 2000, che ebbe un successo commerciale e applicativo senza precedenti e che aveva, proprio nell’approccio per processi, uno dei propri pilastri.
[3] Per “ big three” si intendono i 3 ISO MSSs corrispondenti alle 3 discipline gestionali (management disciplines) fondamentali, ossia: qualità (ISO 9001), ambiente (ISO 14001) e salute e sicurezza sul lavoro (ISO 45001).
[4] Si tratta del modello comune a tutti gli ISO MSSs, per le quali stabilisce una base terminologica (20 termini e definizioni) e strutturale (7 punti norma, comprensivi di titoli e parti di testo comuni), che ha introdotto un nuovo modo di elaborare, intendere e applicare i sistemi di gestione ISO.
Per maggiori informazioni:
https://www.iso.org/management-system-standards.html
https://committee.iso.org/home/jtcg
A partire da maggio 2021, HLS è stato rivisto (light review) e ridenominato come HS – Harmonized Structure.
[5] Si segnala l’articolo in materia pubblicato sul numero di dicembre 2025 di InGruppo: https://icimgroup.com/articoli-magazine/lapproccio-sistemico-alla-salute-e-sicurezza-sul-lavoro-e-la-revisione-della-iso-45001/
[6] Il riferimento è alla nuova pagina dedicata: ISO 14001:2026, What’s changed and what it means for your business, consultabile al seguente link: https://www.iso.org/climate-change/iso-14001-what-has-changed
Draft International Standard (FDIS). Il prossimo passo sarà dunque la pubblicazione della nuova ISO 9001 prevista per settembre del 2026.
[7] Si tratta del noto aggiornamento puntuale, comune a tutti gli ISO MSSs, per favorire l’inserimento del cambiamento climatico tra i fattori esterni da considerare nell’analisi di contesto. Tale aggiornamento deriva, a sua volta, dall’impegno di ISO in materia, culminato con la cosiddetta London Declaration del 2021.
Per maggiori informazioni: https://www.iso.org/ClimateAction/ISO-climate-commitment
[8] Si segnala l’articolo in materia pubblicato sul numero di novembre 2025 di InGruppo: https://icimgroup.com/articoli-magazine/carbon-management-e-carbon-neutrality/