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Aprile 2026

Il ruolo della normazione nella Transizione Digitale delle imprese

di Lucilla Lanciotti, Direttore Tecnico presso Nova Found Innovation & Finance e Presidente della Commissione Tecnica 519 di UNINFO

Apriamo il numero di aprile di inGruppo con l’editoriale dedicato al ruolo della normazione nell’attuale contesto della Transizione Digitale. La definizione e l’utilizzo volontario di standard e regole tecniche in un ambito caratterizzato dalla continua evoluzione di tecnologie sempre più avanzate rappresenta un aiuto concreto alle imprese nel definire, implementare e migliorare processi di connessione che garantiscano sicurezza, sostenibilità e interoperabilità.

Abbiamo approfondito l’argomento con Lucilla Lanciotti, direttore tecnico presso Nova Found Innovation & Finance e Presidente della Commissione Tecnica 519 di UNINFO, ente federato UNI (Ente Italiano di Normazione), che opera nell’ambito delle tecnologie Informatiche e relative applicazioni, definendo le norme e le linee guida per la digitalizzazione dei processi industriali.

 
Qual è il ruolo della normazione nel contesto della Transizione Digitale e, in particolare, quali sono obiettivi e lo scopo della CT 519?

Prima di parlare di normazione credo sia necessario inquadrare il concetto di Transizione Digitale, che non deve essere percepito come qualcosa di statico, legato all’attivazione di un “progetto” con un inizio e una fine. Perché non è così. La costante evoluzione delle tecnologie, sempre più incalzante e pervasiva – inclusi, ovviamente, gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale – cambia e aggiorna le condizioni in cui si opera sul mercato e, di conseguenza, i modelli di business. La Transizione Digitale è un processo continuo che coinvolge completamente ogni azienda e che permette di sfruttare al meglio ogni nuovo supporto tecnologico. Si tratta di processi che impattano, ovviamente, anche sugli assetti organizzativi e operativi delle organizzazioni, sulle competenze delle persone e sulle risorse che vengono messe in campo.
Da quando è partita la Transizione Digitale – spinta, di fatto, da un incentivo economico a cavallo tra il 2016 e il 2017 – le tecnologie si sono enormemente evolute e, parallelamente, sono cambiati alcuni concetti di fondo, come quello della sostenibilità, oggi completamente incorporato nella Transizione Digitale.
L’attenzione del percorso di digitalizzazione è sempre sul ‘dato’, che è il valore fondamentale di ogni organizzazione e di ogni sistema: poter governare il flusso dei dati con strumenti sempre più performanti è un fattore abilitante a ogni altra trasformazione.

L’ambito della Transizione Digitale, con la quale le imprese sono chiamate a confrontarsi è, dunque, molto articolato. Le organizzazioni difficilmente hanno già al loro interno tutte le conoscenze necessarie o possiedono l’approccio atto a gestire un processo di innovazione e di trasformazione digitale continua. Ecco allora che la normazione – attraverso linee guida chiare, specifiche tecniche definite e standard di riferimento – rappresenta un aiuto fondamentale per affrontare correttamente un percorso innovativo complesso. La CT 519 si occupa proprio di questo.

Mi piace sempre sottolineare che le norme tecniche non “piovono dal cielo”, ma nascono da un lavoro di condivisione, conoscenze, esperienze e competenze di un ampio gruppo di persone ed esperti che provengono da mondi diversi: ricerca e università, associazioni di categoria, rappresentanti delle associazioni professionali, grandi imprese, PMI, organismi di certificazione, istituzioni e ministeri di riferimento, professionisti ed esperti che operano sul campo. La norma tecnica è qualcosa di molto utile perché è strutturata come una guida che indica agli imprenditori come recepire meglio i contenuti di leggi, regolamenti e direttive, individuando la prassi migliore da adottare in funzione alla propria realtà aziendale.

Inoltre l’atto normativo non è qualcosa che va subìto passivamente: aziende e professionisti possono partecipare attivamente ai Processi di Normazione, anche attraverso le associazioni di categoria. Si può dare il proprio contributo con l’adesione agli enti federati e con la condivisione del proprio know-how, su specifici temi e materie all’interno dei gruppi di lavoro. Oppure, semplicemente, partecipando ai processi normativi nella cosiddetta fase di “inchiesta pubblica”, che permette a chiunque di visionare e commentare un progetto di norma prima della sua pubblicazione definitiva, il che garantisce trasparenza, democraticità e il più ampio consenso possibile, affinché la norma tecnica finale sia valida e condivisa.

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Cosa ha realizzato fino ad oggi la CT 519 e quali sono i programmi per il prossimo futuro?

Nata nel 2017 all’interno di UNINFO, la CT 519 è una Commissione Tecnica dedicata, in origine, alle Tecnologie abilitanti per la Industria 4.0. Dal 2025 abbiamo intrapreso un percorso di aggiornamento che ingloba il tema della sostenibilità in maniera esplicita: consideriamo le nuove tecnologie estremamente energivore impiegate nella Trasformazione Digitale – come ad esempio le strutture di data center – e pensiamo a soluzioni in grado di bilanciare il loro impiego con una visione progettuale che consenta alle aziende utenti di ridurre il proprio impatto di sostenibilità. Il nome della nostra commissione è stato ora aggiornato in “Tecnologie abilitanti per la digitalizzazione e la sostenibilità digitale a supporto dei processi delle imprese” e, concretamente, siamo attivi su due livelli.

Da un lato ci interfacciamo con i principali gruppi di lavoro internazionali sull’interoperabilità – Internet of Things, Digital Twin, Smart Cities, IT and Data Center Sustainability, ecc. – con un nostro rappresentante che partecipa attivamente all’elaborazione delle norme ISO, avendo così una visione anticipata sui contenuti degli standard rispetto al momento in cui diventano applicabili.
Dall’altro lato ci occupiamo di attività nazionali prendendo in carico temi d’interesse per le aziende italiane quali, ad esempio, la normativa sulle agevolazioni degli investimenti sulle tecnologie abilitanti per la quale abbiamo fornito le linee guida interpretative dei punti meno chiari o meno espliciti scritti dal legislatore ai fini prettamente fiscali. Anche l’elaborazione della UNI/TR 11749 edizione 2019 (integrata nel 2020) si è rivelata uno strumento operativo molto utilizzato, un report tecnico che fornisce chiarimenti sui diversi requisiti e, attraverso esempi concreti, indica come rendere operativi i vari aspetti della norma nel proprio progetto di Transizione Digitale.

Nel 2022, in collaborazione con la CT 526 che si occupa delle attività professionali non regolamentate nel settore ICT, abbiamo lanciato un progetto di norma per qualificare le figure professionali in grado di supportare correttamente i progetti di trasformazione digitale. Ne è nata la UNI 11621-7, in vigore dal 2024, che definisce conoscenze, competenze e abilità di tre profili strategici ora certificabili: consulente, progettista e valutatore della compliance. Una garanzia anche per le aziende che possono avvalersi della collaborazione di figure certificate secondo uno schema nazionale con qualifiche verificate per i loro progetti di Transizione Digitale.

Per il futuro abbiamo in programma l’aggiornamento della UNI 11749 che dovrà tenere conto delle importanti novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di trasformazione digitale dal momento che i nuovi allegati ampliano, anche in ottica di sostenibilità, gli investimenti ammessi al beneficio dell’iperammortamento. Tra questi le nuove tecnologie come i software dedicati alla tracciabilità, il passaporto digitale di prodotto, i sistemi ESG, ecc.
Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di revisionare le linee guida per offrire alle aziende le giuste interpretazioni sulle novità in materia di trasformazione digitale introdotte dalla Legge di Bilancio dimodoché sia possibile pianificare strategicamente i nuovi investimenti ammessi alle agevolazioni.

 
Una valutazione – da Presidente di CT 519, ma anche da professionista del settore – su come le aziende dovranno approcciare il tema della transizione digitale e sostenibile, con e senza incentivi.

Con la Legge di Bilancio 2026 c’è finalmente una visione triennale che, per la prima volta, consente alle imprese di programmare i processi di innovazione e i relativi investimenti. Inoltre, ci sono molti meno vincoli e, dunque, la possibilità di dar seguito solo agli investimenti effettivamente necessari, siano essi in beni materiali, immateriali o anche in sistemi di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo.
Con il supporto di consulenti, preferibilmente certificati, le aziende possono oggi individuare gli asset necessari a programmare i prossimi interventi di trasformazione digitale o, nella maggior parte dei casi, di evoluzione e ampliamento di sistemi sicuramente già in essere.
Per mantenere la propria competitività sui mercati di riferimento, infatti, le imprese devono tenere conto della continua evoluzione delle tecnologie digitali e, di conseguenza, della necessità di investire costantemente in materiali, software, progetti di sviluppo digitale, ecc.

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